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Glossario della stampa e della grafica

Le parole che senti in tipografia e in studio grafico, dalla carta al sito web, spiegate una per una in poche righe.

In breve

Il glossario della stampa e della grafica spiega le parole che si incontrano quando si commissiona un lavoro: carta, colore, file per la tipografia, packaging, pubblicità, web. Ogni voce ha una definizione breve, e le principali dicono anche cosa cambia in pratica, con un esempio. È a cura di Gaia Rundo, graphic designer a Catania.

69 voci

Lettera A

Abbondanza

Si dice anche: bleed, abbondanze, pagina al vivo.

In grafica e in stampa, l'abbondanza (bleed) è la parte di immagine o di fondo che nel file supera la linea di taglio. Serve perché la lama può cadere un po' più in qua o più in là: senza quel margine in più, ai bordi dello stampato può restare un filo bianco. Di solito misura 3 millimetri per lato.

Servizio: Grafica per la stampaGuida: Come preparare un file per la stampaVedi anche: Rifilo, Margine di sicurezza, Segni di taglio, Crocini di registro

Astuccio

Si dice anche: astuccio pieghevole, scatola pieghevole.

Nel packaging, l'astuccio è la scatola pieghevole in cartoncino che contiene e presenta un prodotto, come un profumo o un tubetto di crema. Si stampa in piano, poi la fustella lo taglia e ne segna le pieghe: prende forma quando viene piegato e incollato. Di solito è un packaging secondario, perché racchiude un contenitore già chiuso.

In pratica. La grafica di un astuccio si dispone sul tracciato della fustella, che mostra facce, pieghe e lembi da incollare. Il tracciato serve prima dell'esecutivo: senza le sue misure non si può decidere cosa va sul fronte e cosa sui lati.

Servizio: Packaging design ed etichetteGuida: Packaging: cos'è, a cosa serve e come si progettaVedi anche: Fustella, Cartotecnica, Packaging secondario, Cartoncino

Lettera B

Bobina

Si dice anche: rotolo.

Nella stampa, la bobina è il rotolo continuo di carta, film o materiale adesivo che alimenta la macchina al posto dei fogli singoli. Nelle etichette indica anche il rotolo di etichette adesive finite, pronto per l'etichettatrice: è così che arrivano le etichette applicate a macchina, come quelle delle bottiglie di vino.

In pratica. Per le etichette in bobina servono i dati della macchina che le applica: diametro dell'anima, diametro massimo del rotolo, verso di uscita e distanza tra un'etichetta e l'altra. Li comunica chi imbottiglia o confeziona, e vanno chiesti prima dell'esecutivo.

Servizio: Packaging design ed etichetteGuida: Etichetta del vino: cosa deve esserci e come si progettaVedi anche: Flessografia, Retroetichetta

Brand identity

Si dice anche: identità di marca.

La brand identity è l'insieme degli elementi che rendono riconoscibile un'attività. Comprende nome, logo, colori, caratteri, stile delle immagini e tono dei testi. La parte visiva si chiama anche brand design, e la sua applicazione ai materiali di tutti i giorni è l'immagine coordinata.

In pratica. Della brand identity un graphic designer progetta la parte visiva: logo, colori, caratteri e stile delle immagini. Quando chiedi un preventivo conviene dire subito se ti serve solo il logo o anche palette, caratteri e materiali coordinati.

Da non confondere. Brand identity e immagine coordinata: la brand identity è l'insieme degli elementi che rendono riconoscibile un'attività, l'immagine coordinata è la sua applicazione a biglietti da visita, carta intestata e altri materiali.

Servizio: Logo e brand identityGuida: Logo, marchio, logotipo e pittogramma: le differenzeVedi anche: Immagine coordinata, Marchio, Payoff, Moodboard

Brief

Si dice anche: brief creativo, briefing.

In grafica, il brief è il documento, o la conversazione, in cui chi commissiona un lavoro spiega cosa gli serve e perché. Raccoglie obiettivo, pubblico, contenuti, formati, tempi e vincoli da rispettare. Su queste informazioni si basano il preventivo e la prima proposta grafica.

In pratica. Sono Gaia Rundo, graphic designer a Catania: ogni mio servizio parte dal brief, di persona a Catania o a distanza. Cambia quello che mi serve sapere: misure e testi per un'etichetta, numero di pagine per un libro, elenco delle pagine per un sito.

Servizio: Grafica pubblicitariaVedi anche: Moodboard, Mockup

Brossura

Si dice anche: rilegatura in brossura.

La brossura è la rilegatura con copertina morbida in cartoncino, incollata al dorso del blocco delle pagine. Nella brossura fresata i fogli sono tenuti insieme dalla sola colla, nella brossura cucita a filo refe sono prima cuciti a fascicoli. È la rilegatura di romanzi, saggi, cataloghi e riviste con molte pagine.

In pratica. La copertina di una brossura è un pezzo unico: prima, dorso e quarta, sulle misure definitive del libro. La larghezza del dorso dipende dal numero di pagine e dalla carta, e la comunica la tipografia: va chiesta prima di disegnare la copertina.

Da non confondere. Brossura e punto metallico: la brossura incolla molte pagine a un dorso piatto, il punto metallico tiene insieme pochi fogli con le graffette e non ha dorso.

Servizio: Grafica editoriale e impaginazioneGuida: Come preparare un file per la stampaVedi anche: Punto metallico, Segnatura, Colophon

Lettera C

Carosello

Si dice anche: post carosello, carousel.

Sui social, il carosello è un post composto da più immagini o video che si sfogliano in sequenza, scorrendo di lato. Si usa per raccontare in più passaggi: una guida, un prima e dopo, una serie di prodotti. Quanti elementi può contenere e in quali misure lo stabilisce ogni piattaforma, e le regole cambiano nel tempo.

In pratica. In un carosello conta la prima immagine: deve far capire l'argomento e invitare a sfogliare. Le altre hanno la stessa misura e lo stesso schema, così la serie si legge come un unico racconto. Su Instagram, al 10 ottobre 2026, un carosello contiene fino a 20 foto e video. Le misure sono nella guida ai formati di Instagram e Facebook.

Servizio: Grafica per i socialGuida: Formati e dimensioni per Instagram e FacebookVedi anche: Template, Piano editoriale

Carta usomano

Si dice anche: carta uso mano, carta naturale, carta uncoated.

La carta usomano è una carta da stampa naturale, senza patina, con la superficie porosa e leggermente ruvida al tatto. Assorbe più inchiostro della carta patinata: i colori risultano più morbidi e meno brillanti. Ci si scrive bene a penna e a matita, per questo si usa per libri, carta intestata, blocchi e moduli.

Servizio: Grafica per la stampaGuida: Formati carta: le misure da A0 ad A10 e come sceglierleVedi anche: Carta patinata, Grammatura, Cartoncino

Cartoncino

Il cartoncino è una carta più pesante e rigida di quella comune, a metà strada tra la carta e il cartone. Si usa per biglietti da visita, cartoline, copertine e astucci. Non esiste una soglia unica di grammatura: il confine tra carta e cartoncino cambia da un catalogo all'altro.

In pratica. Per scegliere un cartoncino non basta il nome: conta la grammatura. Un biglietto da visita usa di solito cartoncini da 300 grammi per metro quadrato in su. Chiedi alla tipografia un campione da toccare: a parità di peso due carte possono avere spessore e rigidità diversi.

Servizio: Grafica per la stampaGuida: Formati carta: le misure da A0 ad A10 e come sceglierleVedi anche: Grammatura, Carta patinata, Astuccio

Cartotecnica

Si dice anche: lavorazioni cartotecniche, industria cartotecnica.

Nel packaging e nella stampa, la cartotecnica è l'insieme delle lavorazioni che trasformano carta, cartoncino e cartone in oggetti finiti: scatole, astucci, cartelle, espositori. Comprende il taglio con la fustella, la piega e l'incollatura, di solito dopo la stampa. Si chiama cartotecnica anche l'azienda che esegue queste lavorazioni.

Servizio: Packaging design ed etichetteGuida: Packaging: cos'è, a cosa serve e come si progettaVedi anche: Fustella, Astuccio, Cartoncino, Packaging secondario

Certificazione FSC

Si dice anche: FSC, Forest Stewardship Council.

La certificazione FSC (Forest Stewardship Council) è un sistema internazionale e indipendente che attesta da dove vengono legno, carta e cartone. Si chiama carta FSC la carta che arriva al prodotto finito passando solo per aziende certificate, dall'origine alla tipografia. Sul prodotto la segnala una di tre etichette: FSC 100%, FSC Misto, FSC Riciclato.

Servizio: Packaging design ed etichetteGuida: Packaging: cos'è, a cosa serve e come si progettaVedi anche: Carta usomano, Carta patinata, Etichetta ambientale, Cartoncino

Cianografica

Si dice anche: cianografia, ciano.

La cianografica è la prova di stampa che serve a controllare testi, immagini, ordine delle pagine e pieghe prima di stampare tutte le copie. Non è fedele nei colori: per quelli serve la prova colore. Il nome viene dalle vecchie copie azzurre su carta sensibile, sostituite oggi da una stampa digitale o da un PDF.

In pratica. La cianografica va letta riga per riga: è l'ultima occasione per trovare un refuso, una pagina fuori posto o una piega sbagliata. Se è tutto corretto la si approva con il visto si stampi.

Da non confondere. Cianografica e prova colore: la cianografica controlla contenuti e posizione, la prova colore controlla i colori. Una non sostituisce l'altra.

Servizio: Grafica per la stampaGuida: Come preparare un file per la stampaVedi anche: Prova colore, Visto si stampi, Segnatura

Claim

Si dice anche: slogan, claim pubblicitario.

In pubblicità, il claim è la frase breve che riassume la promessa di una campagna e la rende facile da ricordare. Compare su manifesti, spot e inserzioni di quella campagna e cambia con la successiva. Sulle etichette degli alimenti la stessa parola indica le indicazioni nutrizionali e sulla salute, disciplinate dal regolamento CE 1924/2006.

In pratica. Il claim è un testo e va deciso prima della grafica, perché ne condiziona immagine, caratteri e spazi. Chi lo scrive si stabilisce nel brief. Su un manifesto deve leggersi in pochi secondi.

Da non confondere. Claim e payoff: il claim è la frase di una singola campagna e cambia con la successiva, il payoff accompagna il logo per anni.

Servizio: Grafica pubblicitariaVedi anche: Payoff, Key visual

CMYK

CMYK è la sigla dei quattro inchiostri della stampa a colori: ciano, magenta, giallo e nero (in inglese cyan, magenta, yellow, key). È anche il metodo di colore dei file destinati alla tipografia, in cui ogni tinta è una percentuale dei quattro inchiostri. La stampa che li usa si chiama quadricromia.

In pratica. Un file in CMYK è ciò che di solito la tipografia si aspetta: le immagini lasciate in RGB vengono convertite in automatico, e i colori più accesi possono spegnersi. Come funziona la stampa a quattro colori è spiegato alla voce quadricromia.

Da non confondere. CMYK e RGB: il CMYK descrive i colori come inchiostri sulla carta, l'RGB come luce sullo schermo. Lo stesso colore ha valori diversi nei due metodi.

Servizio: Grafica per la stampaGuida: Come preparare un file per la stampaVedi anche: Quadricromia, RGB, Pantone

Colophon

Si dice anche: colofone.

Il colophon è il blocco di testo di un libro o di una rivista che riporta i dati della pubblicazione. Indica editore, stampatore, luogo e anno di stampa, e spesso i crediti di chi ha lavorato al volume, come grafica e fotografie. Nei libri sta in fondo al volume oppure sul retro del frontespizio.

In pratica. I dati del colophon li fornisce chi pubblica. Luogo e anno di pubblicazione, nome e domicilio dello stampatore e, se esiste, dell'editore sono indicazioni obbligatorie sugli stampati: lo stabilisce la legge sulla stampa (legge 47 del 1948, articolo 2). Vanno chiesti prima di chiudere l'impaginato.

Servizio: Grafica editoriale e impaginazioneVedi anche: Brossura, Gabbia di impaginazione

Crocini di registro

Si dice anche: crocini, segni di registro, registration marks.

Nella stampa, i crocini di registro sono piccoli segni a croce che servono ad allineare i colori uno sull'altro. Si stampano sui margini del foglio, fuori dal formato finito: ogni colore ha il suo, e quando coincidono la stampa è a registro. I crocini di taglio sono un'altra cosa: linee sottili agli angoli che indicano dove passa la lama.

Servizio: Grafica per la stampaGuida: Come preparare un file per la stampaVedi anche: Segni di taglio, Abbondanza, Rifilo, Quadricromia

Lettera D

Dominio

Si dice anche: nome a dominio, nome di dominio.

Nel web, il dominio è il nome che identifica un sito e che si scrive nella barra degli indirizzi, come nomeattivita.it. Si registra tramite una società autorizzata, chiamata registrar, e resta assegnato a chi lo ha registrato finché viene rinnovato: i domini .it hanno durata annuale. Sullo stesso nome si appoggiano anche gli indirizzi email.

In pratica. Il dominio va registrato a nome della tua attività, non di chi realizza il sito: così resta tuo anche se cambi fornitore. Controlla chi risulta come intestatario, che per i domini .it si chiama Registrante. Dominio e hosting non fanno parte del progetto grafico di un sito.

Da non confondere. Dominio e hosting: il dominio è l'indirizzo del sito, l'hosting è lo spazio dove il sito sta. Si possono prendere dallo stesso fornitore o da due diversi.

Servizio: Web designGuida: Sito vetrina: cos'è, cosa deve avere e quando bastaVedi anche: Hosting, Sito responsive

Lettera E

Esecutivo di stampa

Si dice anche: esecutivo, file esecutivo.

L'esecutivo di stampa è il file definitivo che si manda in tipografia. Ha le misure esatte dello stampato, qualche millimetro di abbondanza oltre il taglio, i colori in quadricromia o Pantone e le immagini ad alta risoluzione. Di solito è un PDF.

In pratica. Sono Gaia Rundo, graphic designer a Catania: l'esecutivo di stampa lo preparo io dopo che hai approvato la bozza, e te lo consegno. Puoi stamparlo dove preferisci oppure, quando serve, seguo io la stampa con la tipografia. Come si prepara è spiegato nella guida al file per la stampa.

Da non confondere. Esecutivo di stampa e bozza non sono la stessa cosa: la bozza è la proposta da discutere, l'esecutivo è il file definitivo, che dopo il visto si stampi va in macchina.

Servizio: Grafica per la stampaGuida: Come preparare un file per la stampaVedi anche: Visto si stampi, Abbondanza, Crocini di registro, Prova colore

Etichetta ambientale

Si dice anche: etichettatura ambientale.

L'etichetta ambientale è l'insieme delle indicazioni che dicono di che materiale è fatto un imballaggio e in quale raccolta va gettato. In Italia è obbligatoria dal 1° gennaio 2023 per tutti gli imballaggi, in base all'articolo 219, comma 5, del decreto legislativo 152 del 2006. Nel vino riguarda bottiglia, tappo e ogni altra parte che si separa a mano.

Servizio: Packaging design ed etichetteGuida: Etichetta del vino: cosa deve esserci e come si progettaVedi anche: Retroetichetta, Certificazione FSC, Packaging primario

Lettera F

Flessografia

Si dice anche: stampa flessografica, stampa flexo, flexo.

La flessografia (stampa flexo) è una tecnica di stampa rotativa in cui una lastra morbida in rilievo porta l'inchiostro direttamente sul materiale. Funziona come un timbro e stampa su carta, cartone ondulato e film plastici: per questo è diffusa per etichette in rotolo, imballaggi flessibili e scatole. Ogni colore richiede la sua lastra.

Servizio: Packaging design ed etichetteGuida: Etichetta del vino: cosa deve esserci e come si progettaVedi anche: Stampa offset, Stampa digitale, Bobina

Formato A4

Si dice anche: A4, foglio A4.

Il formato A4 è il foglio di 210 × 297 mm, quello delle lettere, dei documenti e delle stampanti da ufficio. Fa parte della serie A della norma ISO 216: è la metà di un A3 e il doppio di un A5, con la stessa proporzione tra i lati. Sedici A4 formano un A0, cioè un metro quadrato.

In pratica. Il formato A4 è quello della carta intestata e di molti volantini. Piegato in tre diventa un pieghevole che entra nella busta commerciale. Se la grafica arriva fino al bordo, la stampante da ufficio di solito lascia un margine bianco: serve la tipografia, con l'abbondanza. Tutte le misure sono nella guida ai formati carta.

Servizio: Grafica per la stampaGuida: Formati carta: le misure da A0 ad A10 e come sceglierleVedi anche: Volantino, Locandina, Manifesto 70x100

Lettera G

Gabbia di impaginazione

Si dice anche: griglia di impaginazione, gabbia grafica, gabbia tipografica, griglia grafica.

La gabbia di impaginazione è lo schema di margini, colonne e spazi che stabilisce dove vanno testi e immagini in ogni pagina. Non si stampa: è una guida che resta nel file e si ripete in tutte le pagine di un libro o di un catalogo. Così chi legge ritrova titoli, testo e numeri di pagina sempre nello stesso punto.

Servizio: Grafica editoriale e impaginazioneGuida: Come preparare un file per la stampaVedi anche: Margine di sicurezza, Segnatura, Brossura

Grammatura

Si dice anche: peso della carta, gsm.

La grammatura è il peso della carta in grammi per metro quadrato. Si scrive g/m²: di solito la carta da ufficio è da 80 g/m² e un biglietto da visita usa cartoncini da 300 g/m² in su. Non misura lo spessore, che cambia anche con il tipo di carta.

In pratica. La grammatura si sceglie dall'uso: un volantino usa carte leggere, una copertina o un biglietto da visita carte pesanti. Si decide prima dell'esecutivo, insieme a carta e finitura. A parità di grammatura una carta usomano è di solito più spessa di una carta patinata.

Servizio: Grafica per la stampaGuida: Formati carta: le misure da A0 ad A10 e come sceglierleVedi anche: Carta patinata, Carta usomano, Cartoncino

Lettera H

Hosting

Si dice anche: web hosting, spazio web.

L'hosting è il servizio che tiene online un sito: uno spazio su un server sempre acceso, dove stanno pagine, immagini e dati. Si attiva presso un fornitore e si rinnova a scadenza. Dall'hosting dipendono anche la velocità di caricamento e la continuità del sito.

In pratica. Sono Gaia Rundo, graphic designer a Catania: di un sito consegno il progetto grafico, mentre l'hosting è un servizio a parte. Nel brief vediamo cosa hai già e cosa manca, e chi fa il resto lo scriviamo nel preventivo.

Da non confondere. Hosting e dominio: l'hosting è lo spazio dove il sito sta, il dominio è l'indirizzo con cui lo si raggiunge. Servono tutti e due.

Servizio: Web designGuida: Sito vetrina: cos'è, cosa deve avere e quando bastaVedi anche: Dominio, Sito responsive

Lettera I

Immagine coordinata

Si dice anche: coordinato aziendale, grafica coordinata.

L'immagine coordinata è l'insieme dei materiali di un'attività progettati con lo stesso logo, gli stessi colori e gli stessi caratteri. Comprende biglietti da visita, carta intestata, buste e, quando serve, insegna, confezioni e profili social. È l'applicazione della brand identity ai materiali di tutti i giorni.

In pratica. L'immagine coordinata si progetta dopo il logo e ne segue le regole: stessi colori, stessi caratteri, stesse proporzioni su ogni materiale. Conviene partire da ciò che usi ogni giorno, di solito biglietti da visita e carta intestata, e aggiungere il resto quando serve.

Da non confondere. Immagine coordinata e brand identity: la brand identity è l'insieme degli elementi che rendono riconoscibile un'attività, l'immagine coordinata è la loro applicazione ai materiali.

Servizio: Logo e brand identityGuida: Logo, marchio, logotipo e pittogramma: le differenzeVedi anche: Brand identity, Marchio, Pantone

Lettera K

Key visual

Si dice anche: immagine guida, KV.

Il key visual è l'immagine guida di una campagna pubblicitaria, che compare su tutti i materiali e li rende riconoscibili. Può essere una fotografia, un'illustrazione o una composizione di immagine e testo. Si adatta a ogni formato, dal manifesto al post, senza perdere gli elementi che lo identificano.

In pratica. Un key visual va provato subito nei formati più diversi: deve reggere in orizzontale su un poster 6x3 e in verticale sullo schermo del telefono. Se funziona in una sola misura, la campagna perde coerenza quando viene adattata.

Servizio: Grafica pubblicitariaVedi anche: Claim, Affissione

Lettera L

Landing page

Si dice anche: pagina di atterraggio, landing.

Una landing page è una pagina web con un solo obiettivo: far compiere un'azione a chi arriva da una pubblicità, una email o un post. Per esempio chiedere un preventivo, prenotare o iscriversi. Serve per una campagna, un lancio o un'offerta, quando mandare le persone alla pagina iniziale del sito le disperderebbe.

In pratica. Sono Gaia Rundo, graphic designer a Catania: di una landing page progetto la grafica, per computer e per telefono, pronta per lo sviluppo. Prima del brief serve una decisione sola: quale azione deve compiere chi arriva. Tutto il resto della pagina dipende da lì.

Da non confondere. Landing page e one page: la landing page ha un solo obiettivo e accompagna una campagna, il sito one page presenta un'intera attività in una pagina sola.

Servizio: Web designGuida: Sito vetrina: cos'è, cosa deve avere e quando bastaVedi anche: One page, Sito responsive, Wireframe

Locandina

La locandina è uno stampato di un solo foglio, più piccolo del manifesto, che si espone in vetrina, in bacheca o dentro i locali. Annuncia un evento, uno spettacolo o un'offerta a chi passa a pochi passi. Non ha una misura fissa: un formato comune è l'A3, cioè 297 × 420 mm.

In pratica. Una locandina si legge da pochi passi e in pochi secondi: titolo, data e luogo devono vedersi per primi. Prima di impaginare serve sapere dove verrà esposta, perché vetrine e bacheche hanno spazi diversi.

Da non confondere. Locandina e manifesto: cambiano misure e uso. Il manifesto è grande e si affigge all'aperto, la locandina è più piccola e si espone in vetrina o dentro i locali.

Servizio: Grafica pubblicitariaGuida: Formati carta: le misure da A0 ad A10 e come sceglierleVedi anche: Volantino, Manifesto 70x100, Affissione

Logotipo

Si dice anche: wordmark.

Il logotipo è il nome scritto con un carattere e una forma precisi. È la parte del logo che si legge, e può stare da solo oppure accanto a un simbolo, il pittogramma. Lettere, spazi e proporzioni sono disegnati una volta e restano uguali in ogni uso.

In pratica. Chiedi che il logotipo ti venga consegnato come disegno, non come testo da riscrivere: così resta identico anche su un computer che non ha quel carattere. Le differenze tra le parti del logo sono nella guida su logo e marchio.

Da non confondere. Logotipo e marchio: il logotipo è solo la scritta del nome, il marchio è l'insieme di scritta e simbolo. Nel linguaggio di tutti i giorni si dice logo per tutti e due.

Servizio: Logo e brand identityGuida: Logo, marchio, logotipo e pittogramma: le differenzeVedi anche: Pittogramma, Payoff, Marchio, Monogramma

Lettera M

Manifesto 70x100

Si dice anche: 70x100, foglio 70x100, 100x70.

Il manifesto 70x100 è uno stampato di 70 × 100 centimetri, di solito in verticale, che si affigge all'aperto. È un formato comune delle affissioni e si stampa su un solo foglio. Nelle pubbliche affissioni dei comuni fa spesso da unità di misura: i manifesti più grandi si contano in fogli 70x100.

In pratica. Un manifesto 70x100 ha bisogno di uno spazio prima ancora della stampa: gli impianti si prenotano presso il comune o un concessionario, con tempi e regole propri. Ne parla la voce affissione. I formati più grandi sono suoi multipli, come il 100x140 e il 140x200 centimetri.

Da non confondere. Manifesto 70x100 e locandina: il manifesto si affigge all'aperto su spazi autorizzati, la locandina è più piccola e si espone in vetrina o dentro i locali.

Servizio: Grafica pubblicitariaGuida: Formati carta: le misure da A0 ad A10 e come sceglierleVedi anche: Poster 6x3, Affissione, Locandina

Marchio

Si dice anche: marchio d'impresa.

In grafica, il marchio è l'insieme di logotipo e pittogramma, cioè della scritta e del simbolo di un'attività. È anche la parola della registrazione: per la legge è marchio il segno che distingue i prodotti o i servizi di un'impresa da quelli delle altre. Nel linguaggio di tutti i giorni si dice logo per indicare tutto l'insieme.

In pratica. La parola marchio, nel lavoro di un grafico, indica il disegno e non la registrazione. Registrare un marchio è una pratica a parte, che in Italia si deposita all'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi. Come si compone un logo è spiegato nella guida su logo e marchio.

Da non confondere. Marchio e logotipo: il logotipo è la sola scritta del nome, il marchio comprende anche il simbolo, quando c'è.

Servizio: Logo e brand identityGuida: Logo, marchio, logotipo e pittogramma: le differenzeVedi anche: Logotipo, Pittogramma, Brand identity

Margine di sicurezza

Si dice anche: distanza di sicurezza.

Nella stampa, il margine di sicurezza è la distanza dal taglio che delimita l'area sicura (safe area), dove stanno testi e loghi. Tutto ciò che non deve essere tagliato va tenuto dentro quell'area. Il margine serve perché il taglio può spostarsi di poco: di quanto tenersi lontani dal bordo lo indica la tipografia.

In pratica. Il margine di sicurezza si controlla sulla bozza: nessun testo, logo o numero di telefono deve arrivare vicino al bordo. Chi vuole un fondo o una foto fino al bordo deve invece farli uscire oltre il taglio, con l'abbondanza.

Da non confondere. Margine di sicurezza e abbondanza: il margine di sicurezza sta dentro il formato finito e protegge i testi, l'abbondanza sta fuori e viene tagliata via.

Servizio: Grafica per la stampaGuida: Come preparare un file per la stampaVedi anche: Abbondanza, Rifilo, Gabbia di impaginazione

Mockup

Si dice anche: mock-up, mock up.

Il mockup è la simulazione realistica di un progetto grafico applicato all'oggetto finito: l'etichetta sulla bottiglia, il logo sull'insegna, il sito sullo schermo. Può essere un fotomontaggio, un modello in tre dimensioni o un prototipo fatto a mano. Serve a valutare il risultato prima di produrlo.

In pratica. Un mockup aiuta a decidere, ma non sostituisce le prove di stampa: sullo schermo carta, colori e finiture sono simulati. Per una confezione conviene vedere anche un campione montato prima di stampare tutte le copie. I colori si verificano con la prova colore.

Da non confondere. Mockup non è moodboard né wireframe: la moodboard raccoglie riferimenti di stile, il wireframe è lo schema di una pagina web senza colori né immagini, il mockup mostra il progetto finito sull'oggetto.

Servizio: Packaging design ed etichetteGuida: Packaging: cos'è, a cosa serve e come si progettaVedi anche: Moodboard, Brief, Wireframe

Monogramma

Si dice anche: cifra.

Il monogramma è un segno formato da più lettere, di solito le iniziali di un nome, unite in un unico disegno. Come logo si usa quando il nome è lungo o quando serve un segno compatto, per esempio per un'icona o un timbro. Si legge, ma si riconosce prima di tutto come forma.

In pratica. Un monogramma da solo dice poco a chi non conosce ancora il nome: all'inizio conviene usarlo insieme al logotipo e tenerlo da solo dove lo spazio è piccolo, come l'immagine del profilo. La guida su logo e marchio spiega le parti di un logo.

Da non confondere. Monogramma e pittogramma: tutti e due fanno da simbolo del logo, ma il monogramma è fatto di lettere, il pittogramma è un disegno che non si legge.

Servizio: Logo e brand identityGuida: Logo, marchio, logotipo e pittogramma: le differenzeVedi anche: Logotipo, Pittogramma, Marchio

Moodboard

Si dice anche: mood board.

La moodboard è una tavola che raccoglie immagini, colori, caratteri e materiali per fissare l'atmosfera di un progetto prima di disegnarlo. Mette d'accordo cliente e designer su uno stile usando esempi invece di aggettivi. Chi la usa la prepara all'inizio del lavoro, prima della prima proposta grafica.

In pratica. La moodboard serve a correggere la rotta quando è ancora semplice: se le immagini raccolte non ti somigliano, dillo subito, prima che lo stile diventi una bozza. Puoi prepararne una anche tu, con esempi che ti piacciono e che non ti piacciono, e portarla al brief.

Da non confondere. Moodboard e mockup: la moodboard raccoglie riferimenti presi altrove per scegliere una direzione, il mockup mostra il progetto finito applicato all'oggetto.

Servizio: Logo e brand identityVedi anche: Brief, Mockup, Brand identity

Lettera N

Nero ricco

Si dice anche: rich black, nero arricchito.

Il nero ricco (rich black) è un nero di stampa ottenuto aggiungendo all'inchiostro nero una parte di ciano, magenta e giallo. Sui fondi pieni risulta più profondo del nero semplice, che da solo può sembrare grigio scuro. Le percentuali cambiano con la carta e la macchina: le indica la tipografia.

In pratica. Il nero ricco va usato solo su fondi e titoli grandi. Nei testi piccoli il nero deve essere di un solo inchiostro, altrimenti basta un minimo scarto tra i colori per vedere bordi sfocati. Se lo stampato ha grandi fondi neri, chiedi alla tipografia quali valori vuole.

Da non confondere. Nero ricco e nero di registro: il nero di registro è il 100% di tutti e quattro gli inchiostri e serve solo per i crocini. In un fondo mette troppo inchiostro sulla carta.

Servizio: Grafica per la stampaGuida: Come preparare un file per la stampaVedi anche: Quadricromia, CMYK, Profilo colore

Nobilitazioni di stampa

Si dice anche: nobilitazione, nobilitazioni, finiture di stampa.

Le nobilitazioni di stampa sono le lavorazioni aggiunte a uno stampato per cambiarne l'aspetto, il tatto o la resistenza. Le più comuni sono la plastificazione, la vernice lucida a zone, la lamina metallica stampata a caldo e il rilievo. Ognuna è un passaggio in più in tipografia, che allunga i tempi e alza il costo di stampa.

Servizio: Grafica per la stampaGuida: Packaging: cos'è, a cosa serve e come si progettaVedi anche: Plastificazione, Fustella, Carta patinata

Lettera O

One page

Si dice anche: sito one page, one-page, sito monopagina.

Il sito one page è un sito web composto da una sola pagina lunga, divisa in sezioni che si raggiungono scorrendo o dal menu. Presenta in un unico percorso chi è l'attività, cosa offre e come contattarla. Si usa per attività con pochi contenuti, eventi e lanci di prodotto.

In pratica. Un sito one page basta quando hai poco da dire e un solo invito da fare. Se i servizi sono diversi, di solito pagine separate si trovano meglio su Google, perché ognuna risponde a una ricerca. La differenza tra sito one page e sito di più pagine è spiegata nella guida al sito vetrina.

Da non confondere. One page e landing page: il sito one page presenta un'intera attività e ha un menu, la landing page ha un solo obiettivo e accompagna una campagna.

Servizio: Web designGuida: Sito vetrina: cos'è, cosa deve avere e quando bastaVedi anche: Landing page, Sito responsive, Wireframe

Lettera P

Packaging primario

Si dice anche: imballaggio primario, confezionamento primario.

Il packaging primario è la confezione a diretto contatto con il prodotto, come la bottiglia del vino o il vasetto del miele. Contiene e protegge il prodotto e di solito porta l'etichetta. La legge sugli imballaggi usa un altro criterio: per il decreto legislativo 152/2006, articolo 218, è primario l'imballaggio che forma l'unità di vendita per il consumatore.

In pratica. Sul packaging primario la grafica è spesso un'etichetta, e si progetta sulle misure reali del contenitore: serve sapere quale bottiglia o quale vasetto userai prima di cominciare. Curve e saldature riducono lo spazio utile. Come si progetta una confezione è spiegato nella guida cos'è il packaging.

Da non confondere. Packaging primario e packaging secondario: il primario tocca il prodotto, il secondario lo racchiude dall'esterno o ne raggruppa più pezzi. Nel linguaggio di chi progetta, un astuccio con dentro un tubetto è secondario.

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Packaging secondario

Si dice anche: imballaggio secondario, confezionamento secondario.

Il packaging secondario è la confezione esterna, che contiene o raggruppa i contenitori a contatto con il prodotto. Sono secondari l'astuccio di un profumo e il cartone da sei bottiglie. La legge sugli imballaggi usa un altro criterio: per il decreto legislativo 152/2006, articolo 218, è secondario l'imballaggio multiplo, che raggruppa un certo numero di unità di vendita.

In pratica. Il packaging secondario è spesso la prima cosa che si vede sullo scaffale: nome, marchio e informazioni principali vanno sulla faccia esposta. Se è una scatola, la grafica si dispone sul tracciato della fustella. Quali indicazioni di legge devono comparire anche all'esterno lo verifica chi mette in vendita il prodotto.

Da non confondere. Packaging secondario e imballaggio per il trasporto: il secondario arriva fino allo scaffale e si mostra a chi compra, l'imballaggio per il trasporto, detto terziario, serve a spostare la merce senza danni.

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Pantone

Si dice anche: colore Pantone, PMS, Pantone Matching System.

Pantone è un sistema di colori in cui ogni tinta ha un codice e una propria ricetta di inchiostro. In stampa un colore Pantone è una tinta piatta, o colore spot: un inchiostro già miscelato, steso a parte e non ottenuto dalla quadricromia. Il codice finisce con C per la carta patinata e con U per quella naturale.

Servizio: Logo e brand identityGuida: Come preparare un file per la stampaVedi anche: Quadricromia, CMYK, Profilo colore, Prova colore

Payoff

Si dice anche: pay off, pay-off, tagline.

Il payoff (tagline) è la frase breve che accompagna il nome di un'attività nel logo e dice in poche parole cosa la distingue. Di solito sta sotto o accanto al nome e resta uguale per anni, su tutti i materiali. È un testo, ma nel logo ha un carattere, una misura e una posizione stabiliti.

In pratica. Il payoff è un testo: chi lo scrive va deciso nel brief, prima di disegnare il logo. A chi progetta il logo serve la frase definitiva, perché la lunghezza cambia le proporzioni. Chiedi due versioni del logo, con il payoff e senza. Le parti del logo sono spiegate nella guida su logo e marchio.

Da non confondere. Payoff e claim: il payoff accompagna il logo per anni, il claim è la frase di una singola campagna e cambia con la successiva.

Servizio: Logo e brand identityGuida: Logo, marchio, logotipo e pittogramma: le differenzeVedi anche: Logotipo, Pittogramma, Claim, Marchio

Piano editoriale

Si dice anche: calendario editoriale, PED.

Il piano editoriale è il calendario di ciò che un'attività pubblica sui social: argomenti, formati e date. Stabilisce in anticipo cosa esce, su quale canale e quando, e può comprendere anche blog e newsletter. La grafica lo rende riconoscibile, perché ogni tipo di contenuto ha il suo modello.

In pratica. Sono Gaia Rundo, graphic designer a Catania: il piano editoriale non lo preparo io, è il lavoro del social media manager. Io disegno le grafiche e i template che lo rendono riconoscibile, pronti da pubblicare. Se il piano c'è già, portalo al brief: dice quanti modelli servono.

Servizio: Grafica per i socialVedi anche: Carosello, Template

Pieghevole

Si dice anche: dépliant.

Il pieghevole (dépliant) è uno stampato di un solo foglio piegato una o più volte, che divide i contenuti in parti chiamate ante. Con una piega ha due ante e quattro facciate, con due pieghe parallele tre ante e sei facciate. Si usa per presentare un'attività, un servizio, un menu o un programma.

In pratica. In un pieghevole le ante non sono sempre larghe uguali: nella piega a portafoglio quella che si chiude all'interno è un po' più stretta, e la misura la indica la tipografia. Conta anche l'ordine di lettura: decidi cosa si vede a pieghevole chiuso, perché è quella la tua copertina.

Da non confondere. Pieghevole e volantino: il volantino è un foglio piano, il pieghevole ha una o più pieghe e si apre.

Servizio: Grafica pubblicitariaGuida: Formati carta: le misure da A0 ad A10 e come sceglierleVedi anche: Volantino, Locandina

Pittogramma

Si dice anche: simbolo, logomark.

In un logo, il pittogramma è il simbolo, la parte che non si legge. È un disegno, astratto o figurato, che sta accanto al logotipo e, quando l'attività è conosciuta, anche da solo. Fuori dalla grafica dei loghi, pittogramma indica i simboli della segnaletica e delle etichette di pericolo.

In pratica. Non tutti i loghi hanno un pittogramma: quando il nome è breve basta spesso il logotipo. Un simbolo serve se deve stare da solo in spazi piccoli, come un timbro, un'icona o un'etichetta. Le parti del logo sono spiegate nella guida su logo e marchio.

Da non confondere. Pittogramma e logotipo: il pittogramma è il simbolo e non si legge, il logotipo è il nome scritto. Insieme formano il marchio.

Servizio: Logo e brand identityGuida: Logo, marchio, logotipo e pittogramma: le differenzeVedi anche: Logotipo, Monogramma, Marchio

Plastificazione

Si dice anche: plastifica, laminazione.

Nella stampa, la plastificazione è la lavorazione che riveste il foglio stampato con un film sottile di plastica, per proteggerlo e rifinirlo. Esiste in tre finiture principali: lucida, che accende i colori; opaca, che li smorza e toglie i riflessi; soft touch, opaca e vellutata al tatto. Si usa su copertine, biglietti da visita, menu e astucci.

Servizio: Grafica per la stampaGuida: Formati carta: le misure da A0 ad A10 e come sceglierleVedi anche: Nobilitazioni di stampa, Carta patinata, Cartoncino

Poster 6x3

Si dice anche: manifesto 6x3, 6x3, cartellone 6x3.

Il poster 6x3 (o manifesto 6x3) è un'affissione larga sei metri e alta tre, montata su grandi impianti lungo le strade. Si legge da lontano e in pochi secondi: servono poche parole, un'immagine forte e il marchio ben visibile. Di solito si stampa in più fogli, incollati uno accanto all'altro sull'impianto.

In pratica. L'esecutivo di un poster 6x3 si prepara in scala, secondo le misure e le indicazioni di chi stampa e affigge: area visibile, margini e numero di fogli cambiano da un concessionario all'altro. Vanno chieste prima di impaginare. Degli spazi parla la voce affissione.

Da non confondere. Poster 6x3 e manifesto 70x100: il 6x3 misura sei metri per tre e si legge dall'auto, il 70x100 misura 70 centimetri per 100 e si guarda a piedi.

Servizio: Grafica pubblicitariaGuida: Formati carta: le misure da A0 ad A10 e come sceglierleVedi anche: Manifesto 70x100, Affissione

Profilo colore

Si dice anche: profilo ICC, profilo di colore.

Il profilo colore (profilo ICC) è un file che descrive come uno schermo, una stampante o una macchina da stampa riproduce i colori. Permette di tradurre i colori da un dispositivo all'altro mantenendoli il più possibile uguali. Il formato è definito dall'International Color Consortium e pubblicato come norma ISO 15076-1.

In pratica. Il profilo colore giusto lo indica la tipografia, perché dipende da macchina e carta. Nomi come FOGRA39 o ISO Coated v2 indicano una condizione di stampa precisa: offset a foglio su carta patinata. Un profilo diverso da quello richiesto può spostare i colori dello stampato.

Da non confondere. Profilo colore e metodo di colore: RGB e CMYK sono metodi, cioè modi di descrivere un colore. Il profilo dice a quale schermo o a quale stampa si riferiscono quei numeri.

Servizio: Grafica per la stampaGuida: Come preparare un file per la stampaVedi anche: Quadricromia, RGB, CMYK, Prova colore

Prova colore

Si dice anche: prova colore digitale.

La prova colore è una stampa di controllo che mostra in anticipo i colori che avrà lo stampato finito. Si fa con una stampante a getto d'inchiostro calibrata per simulare la macchina da stampa. Quella certificata segue la norma ISO 12647-7 e porta una striscia di controllo misurata: vale come riferimento tra cliente e tipografia.

In pratica. La prova colore serve quando il colore conta davvero: un marchio, un'etichetta, un catalogo di prodotti. Guardala con una buona luce e approvala solo se ti convince, perché diventa il riferimento per la tipografia. Lo schermo non è una prova: ogni monitor mostra i colori a modo suo.

Da non confondere. Prova colore e cianografica: la prova colore controlla i colori, la cianografica controlla testi, pagine e pieghe. Per un lavoro delicato servono tutte e due.

Servizio: Grafica per la stampaGuida: Come preparare un file per la stampaVedi anche: Cianografica, Visto si stampi, Profilo colore

Punto metallico

Si dice anche: spillatura, rilegatura spillata, cucitura a sella.

Il punto metallico (spillatura) è la rilegatura che tiene insieme i fogli con graffette di metallo applicate lungo la piega centrale. Si usa per opuscoli, riviste e cataloghi con poche pagine. Ogni foglio piegato forma quattro pagine, quindi il totale deve essere un multiplo di quattro.

In pratica. Con il punto metallico le pagine vanno a multipli di quattro: se i contenuti ne riempiono 10, se ne tolgono due o se ne aggiungono due. Oltre un certo spessore il fascicolo non chiude bene: il limite dipende dalla carta e lo indica la tipografia.

Da non confondere. Punto metallico e brossura: il punto metallico tiene insieme pochi fogli con le graffette e non ha dorso, la brossura incolla molte pagine a un dorso piatto.

Servizio: Grafica editoriale e impaginazioneGuida: Come preparare un file per la stampaVedi anche: Brossura, Segnatura

Lettera Q

Quadricromia

Si dice anche: CMYK, stampa in quadricromia, quattro colori.

La quadricromia (CMYK) è il modo di stampare a colori con quattro soli inchiostri: ciano, magenta, giallo e nero. Ogni inchiostro è steso a puntini minuscoli, che l'occhio fonde in sfumature. Di solito un file per la stampa si prepara in CMYK e non in RGB, il sistema degli schermi.

Servizio: Grafica per la stampaGuida: Come preparare un file per la stampaVedi anche: CMYK, Pantone, RGB, Nero ricco

Lettera R

Raster

Si dice anche: bitmap, immagine raster, immagine a pixel.

In grafica, un'immagine raster (o bitmap) è un'immagine formata da una griglia di pixel, piccoli quadrati ognuno di un colore. Sono raster le fotografie e i file JPG, PNG e TIFF. Ingrandita oltre la misura per cui è nata, un'immagine raster sgrana e mostra i quadratini.

In pratica. Un logo solo in raster è un problema: va bene sullo schermo, ma ingrandito su un'insegna o un manifesto sgrana. Se hai soltanto un JPG o un PNG, il logo va ridisegnato in vettoriale. Quali file chiedere è spiegato nella guida al logo vettoriale.

Da non confondere. Raster e vettoriale: il raster è fatto di pixel e ha una misura massima, il vettoriale è fatto di linee e curve e si ingrandisce senza perdere qualità. Le foto sono raster, i loghi nascono vettoriali.

Servizio: Logo e brand identityGuida: Logo vettoriale: cos'è, a cosa serve e quali file chiedereVedi anche: Vettoriale, Risoluzione di stampa, RGB

Retroetichetta

Si dice anche: controetichetta, retro etichetta, etichetta posteriore.

La retroetichetta (o controetichetta) è l'etichetta applicata sul retro di una bottiglia o di un vasetto, sul lato opposto al fronte. Raccoglie le informazioni che non stanno sul fronte: di solito le indicazioni di legge, il racconto del prodotto e il codice a barre.

In pratica. Sono Gaia Rundo, graphic designer a Catania: i testi di legge della retroetichetta li chiedo nel brief, insieme alle misure, e li impagino perché si leggano bene. Della loro correttezza risponde chi mette in vendita il prodotto. Cosa deve comparire è spiegato nella guida all'etichetta del vino.

Da non confondere. Retroetichetta ed etichetta ambientale: la retroetichetta è un'etichetta, l'etichetta ambientale è l'indicazione dei materiali dell'imballaggio e di come smaltirli, che può stare anche sulla retroetichetta.

Servizio: Packaging design ed etichetteGuida: Etichetta del vino: cosa deve esserci e come si progettaVedi anche: Etichetta ambientale, Bobina, Flessografia

RGB

RGB è la sigla di rosso, verde e blu (red, green, blue), le tre luci con cui uno schermo forma tutti i colori. È il metodo di colore di fotografie, siti e social. In stampa un file RGB viene convertito in quadricromia, e i colori più accesi possono cambiare.

In pratica. Tutto ciò che resta su uno schermo si prepara in RGB: sito, post, newsletter, presentazioni. Per questo dello stesso logo servono due versioni, una RGB per il web e una per la stampa. Quali file chiedere è spiegato nella guida al logo vettoriale.

Da non confondere. RGB e CMYK: l'RGB è il colore fatto di luce, per gli schermi, il CMYK è il colore fatto di inchiostri, per la carta. Un file per la stampa lasciato in RGB può uscire con colori più spenti.

Servizio: Grafica per la stampaGuida: Logo vettoriale: cos'è, a cosa serve e quali file chiedereVedi anche: CMYK, Quadricromia, Profilo colore

Rifilo

Si dice anche: trim, rifilatura.

Nella stampa, il rifilo (trim) è il taglio finale che porta lo stampato alla misura definitiva, eliminando i bordi in più. Si fa con la taglierina dopo la stampa, seguendo i segni di taglio. Il taglio può spostarsi di poco: per questo servono abbondanza e margine di sicurezza.

In pratica. Il rifilo è il motivo per cui un fondo colorato o una foto devono uscire oltre il bordo del foglio: se si fermano alla misura esatta, dopo il taglio può restare un filo bianco. Quanto farli uscire è spiegato alla voce abbondanza.

Da non confondere. Rifilo e abbondanza: il rifilo è il taglio, l'abbondanza è il margine in più che il taglio elimina. Alcune tipografie chiamano rifilo anche quel margine.

Servizio: Grafica per la stampaGuida: Come preparare un file per la stampaVedi anche: Abbondanza, Segni di taglio, Margine di sicurezza

Risoluzione di stampa

Si dice anche: dpi, ppi.

La risoluzione di stampa è la quantità di pixel che un'immagine ha per ogni pollice alla misura in cui viene stampata. Si misura in ppi, pixel per pollice, anche se nell'uso comune si dice dpi, punti per pollice. Per gli stampati che si guardano da vicino le tipografie chiedono di solito 300 ppi.

In pratica. La risoluzione di stampa dipende dalla misura: una foto che basta per un biglietto da visita può non bastare per un manifesto. Un'immagine presa da un sito o da una chat di solito è troppo piccola. Manda sempre il file originale: ingrandirlo dopo non aggiunge dettaglio.

Da non confondere. Risoluzione di stampa e risoluzione dello schermo: per lo schermo contano solo i pixel totali, per la stampa conta quanti pixel finiscono in ogni pollice di carta.

Servizio: Grafica per la stampaGuida: Come preparare un file per la stampaVedi anche: Raster, Vettoriale, Esecutivo di stampa

Lettera S

Segnatura

Si dice anche: fascicolo.

In tipografia, la segnatura è il foglio di stampa che, piegato una o più volte, forma un fascicolo di pagine di un libro. Ha di solito 8, 16 o 32 pagine, sempre un multiplo di quattro. Il nome viene dall'indicazione stampata sulla prima pagina di ogni foglio per stabilirne l'ordine.

In pratica. Per via della segnatura il numero di pagine di un libro o di un catalogo va pensato a multipli: spesso di 16, a volte di 8 o di 4. Chiedi alla tipografia come stampa prima di chiudere l'indice. Le pagine che avanzano restano bianche o si riempiono, quelle che mancano obbligano a tagliare.

Servizio: Grafica editoriale e impaginazioneGuida: Come preparare un file per la stampaVedi anche: Brossura, Punto metallico, Gabbia di impaginazione

Segni di taglio

Si dice anche: crocini di taglio, crop marks.

I segni di taglio (crop marks) sono le linee sottili stampate fuori dagli angoli di uno stampato, che indicano dove va tagliato. Stanno nell'area che viene eliminata, quindi sul lavoro finito non si vedono. Li aggiunge il programma di grafica quando si esporta il PDF per la tipografia.

In pratica. I segni di taglio hanno senso solo insieme all'abbondanza: indicano dove passa la lama, e il fondo deve continuare oltre quel punto. Non tutte le tipografie li vogliono, alcune chiedono solo l'abbondanza: guarda la scheda tecnica prima di esportare il PDF.

Da non confondere. Segni di taglio e crocini di registro: i segni di taglio indicano dove tagliare, i crocini di registro servono a sovrapporre con precisione i colori in stampa.

Servizio: Grafica per la stampaGuida: Come preparare un file per la stampaVedi anche: Crocini di registro, Rifilo, Abbondanza

Sito responsive

Si dice anche: responsive design, responsive web design, design responsivo.

Un sito responsive è un sito web che adatta la disposizione di testi, immagini e menu alla larghezza dello schermo, dal telefono al computer. Le pagine e l'indirizzo restano gli stessi: cambia solo il modo in cui i contenuti si dispongono. Google lo indica come la soluzione più semplice da realizzare e da gestire.

Servizio: Web designGuida: Sito vetrina: cos'è, cosa deve avere e quando bastaVedi anche: Wireframe, Landing page, One page

Stampa digitale

La stampa digitale è il procedimento che porta l'immagine dal file alla carta senza lastre. Usa toner o inchiostro a getto e non richiede avviamento: per questo conviene per le piccole tirature e permette di cambiare testi e immagini da una copia all'altra. Sulle grandi tirature di solito conviene la stampa offset.

In pratica. Sono Gaia Rundo, graphic designer a Catania: in casa editrice ho seguito sia la stampa digitale sia la stampa offset, e preparo il file per l'una o per l'altra. La scelta dipende soprattutto dal numero di copie: nel brief dimmi quante te ne servono.

Da non confondere. Stampa digitale e stampa offset: la digitale stampa dal file senza lastre e regge bene le piccole tirature, l'offset usa le lastre e conviene sulle grandi.

Servizio: Grafica per la stampaGuida: Come preparare un file per la stampaVedi anche: Stampa offset, Flessografia

Stampa offset

Si dice anche: offset, litografia offset.

La stampa offset è una tecnica in cui l'inchiostro non passa direttamente dalla lastra alla carta, ma attraverso un cilindro rivestito di gomma. Serve una lastra per ogni colore, di solito quattro, e questo dà un costo di avviamento. Per questo conviene sulle tirature medie e alte, dove il costo a copia scende.

Servizio: Grafica per la stampaGuida: Come preparare un file per la stampaVedi anche: Stampa digitale, Quadricromia, Flessografia, Pantone

Lettera T

Template

Si dice anche: modello, template social.

Nella grafica per i social, un template è un modello di post già impostato: colori, caratteri, posizione di testi e immagini. Si riusa cambiando il contenuto, così i post restano coerenti tra loro e il profilo si riconosce. La stessa parola indica anche il modello pronto di un sito o di un documento.

In pratica. Sono Gaia Rundo, graphic designer a Catania: i template li disegno con i colori e i caratteri della tua attività. Di solito ne servono alcuni, uno per ogni tipo di contenuto che pubblichi. Le misure sono nella guida ai formati di Instagram e Facebook.

Servizio: Grafica per i socialGuida: Formati e dimensioni per Instagram e FacebookVedi anche: Carosello, Piano editoriale

Lettera V

Vettoriale

Si dice anche: grafica vettoriale, formato vettoriale.

In grafica, un'immagine vettoriale è un'immagine disegnata con linee e curve descritte da formule, non con i pixel. Per questo si ingrandisce quanto serve, dal biglietto da visita all'affissione, senza sgranare. I formati comuni della grafica vettoriale sono AI, PDF, SVG ed EPS.

In pratica. Un logo va chiesto sempre in vettoriale: è il formato che chiedono tipografie e fornitori, e da lì si ricavano le versioni per il web. Aprire un JPG e salvarlo come PDF non lo rende vettoriale. Quali file chiedere è spiegato nella guida al logo vettoriale.

Da non confondere. Vettoriale e raster: il vettoriale è fatto di linee e curve e non ha una misura massima, il raster è fatto di pixel e oltre una certa misura sgrana.

Servizio: Logo e brand identityGuida: Logo vettoriale: cos'è, a cosa serve e quali file chiedereVedi anche: Raster, Risoluzione di stampa

Volantino

Si dice anche: flyer.

Il volantino (flyer) è uno stampato di un solo foglio, senza pieghe, che si distribuisce a mano o si lascia sul banco. Annuncia un'apertura, un'offerta o un evento e si stampa su una o due facciate. Tra i formati comuni ci sono l'A5, cioè 148 × 210 mm, e l'A4.

In pratica. Un volantino si guarda per pochi secondi: funziona con un solo messaggio e con data, luogo e contatto ben visibili. Usa carte leggere: la grammatura si decide prima dell'esecutivo, insieme al formato e al numero di copie.

Da non confondere. Volantino e pieghevole: il volantino è un foglio piano, il pieghevole ha una o più pieghe. Volantino e locandina: il primo si distribuisce, la seconda si espone.

Servizio: Grafica pubblicitariaGuida: Formati carta: le misure da A0 ad A10 e come sceglierleVedi anche: Locandina, Pieghevole, Formato A4

Lettera W

Wireframe

Si dice anche: schema di pagina.

Nel web design, il wireframe è lo schema di una pagina, disegnato con riquadri e linee, senza colori, immagini né caratteri definitivi. Mostra che cosa c'è nella pagina e in quale ordine: titoli, testi, immagini, pulsanti, menu. Serve a decidere struttura e percorsi prima di lavorare sulla grafica, quando cambiare idea costa poco.

Servizio: Web designGuida: Sito vetrina: cos'è, cosa deve avere e quando bastaVedi anche: Sito responsive, Mockup, Landing page, Brief